La sperimentazione e la ricerca
CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ANTROPOSOFIA A BOLOGNA
"Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?"
Gruppo di studio sul libro di Rudolf Steiner "L'iniziazione", a cura di Tiziano Bellucci.
Discussione ed esposizione di una modalità di investigazione dei fatti e dei fenomeni del mondo spirituale, a mezzo di un metodo che ambisce alla stessa precisione e chiarezza, che ha l'approccio scientifico delle scienze naturali nell'indagine e descrizione del mondo fisico.
Gli incontri si terranno nella sede società antroposofica di BOLOGNA in via morandi 6a, ogni lunedì alle ore 20,45, dal 13 ottobre 2008 sino a Giugno 2009. E' possibile iniziare in qualsiasi momento dell'anno.
Per informazioni e iscrizioni 348 0659827
L’UNICA ARTE D’INIZIAZIONE

Un tempo l’insegnamento non era suddiviso in tre ambiti distinti, in tre rami separati, come ora: l’università per la conoscenza scientifica, le accademie per l’arte e le chiese per la religione: tutto era riunito in un’unità.
L’unico centro ove ciò veniva praticato erano gli antichi misteri: là veniva insegnata l’iniziazione, come congiunzione di ciò che per noi oggi è suddiviso in una triade.

Steiner parla in proposito di agnosticismo, acosmismo e ateismo.

La scienza odierna è agnostica.
L’agnosticismo ritiene che la mente umana non possa assurgere alla risoluzione dei massimi misteri, pone quindi dei limiti di conoscenza all’essere umano. Rinuncia alla spiegazione delle origini di dati fenomeni ultrafisici, limitandosi solo ad osservare gli effetti di questi, ossia limitandosi a comprendere solo ciò che è il dato, ciò che da cause invisibili viene mosso quale effetto sensibile.
Ad essa non interessa ciò che non si vede, ma solo ciò che è misurabile, osservabile e ripetibile.
Non che essa neghi le cause ultrafisiche, ma non potendo percepirle le esclude, relegandole come in un ambito che non le compete.
In poche parole essa non vuole prendere in considerazione la realtà dello Spirito non perchè non vuole, ma perchè non può: afferma che la mente fisica non è in grado di raggiungerlo o penetrarlo. Semplicemente non lo considera. In atal modo appare una scienza fredda, asettica e priva di calore dell’anima.

IL GRECO
L’antico, non possiedeva una scienza come la si intende oggi: egli più che fare scienza, ricercava la conoscenza tramite la filosofia: quando filosofeggiava, non formava i suoi concetti come si fa usualmente, ossia riflettendo su idee elaborate dall’intelletto; egli traeva i suoi concetti non da sè stesso, ma dal mondo eterico. Essi fluivano in lui, dal mondo eterico, entro il suo personale corpo eterico.
Per giungere alle sue idee, l’antico filosofo si poneva in un particolare stato di coscienza semi-incosciente, che sorgeva in lui come spontaneamente; da quello stato affioravano immagini, di tipo eterico, che gli garantivano non una qualità di sogno, ma una condizione di vera e chiara realtà.
In quello stato però egli non poteva interagire e riflettere sopra i suoi pensieri attivamente; le immagini gli comunicavano date idee, ed egli le traduceva passivamente in parole, senza avere la possibilità di elaborarle con la sua personalità: si potrebbe dire che non lui, ma entità spirituali coercitivamente parlavano tramite lui.
Si può dire che non esisteva un pensare per il quale occorreva servirsi dell’organizzazione fisica: a quei tempi l’uomo pensava mediante il suo corpo eterico, l’astrale o l’io. I pensieri gli venivano come offerti dal mondo spirituale: non era l’uomo a crearsi dei propri pensieri.
Lo spirituale appariva ispirativamente e immaginativamente dentro i substrati della sua organizzazione animica: si faceva sentire come una sorta di sostanza spirituale che pervadeva tutto l’uomo. L’esperienza di Sofia non era per il greco solo un oscuro o ipotetico sentore, ma una reale e chiara percezione interiore spirituale: egli percepiva la presenza di un’entità vivente “sussurrante” che viveva e si muoveva entro sè stesso e entro ogni cosa della natura.
Tutte le attuali scienze sono scaturite dalla filosofia.


L’arte odierna è acosmica.
Ciò che un tempo veniva sperimentata come unione con la bellezza delle entità di tutto il cosmo, è divenuta sola riproduzione di forme esteriori. Non potendo più sperimentare in modo vivo e reale lo Spirito cosmico in sè, lo si riproduce trasponendolo in imitazione tramite strumenti musicali, forme, colori che rievochino in modo morto, quelle esperienze che una volta invece venivano vissute come vivente percezione diretta.
L’antico sentiva la musica delle sfere: percepiva direttamente le entità del suono creatore, gli esseri pensiero che apparivano in forme multicolori e in forme meravigliose.
L’arte suscita ancora emozioni, ma non più in modo diretto e vivente: non s’incontra più l’angelo del violetto o l’angelo del re minore, ma se ne ode o se ne vede solo l’ombra rieccheggiante.


L’ATLANTIDEO E L’ARTE
Nei tempi primordiali dell’umanità (era atlantica) l’uomo si sentiva unito al cosmo, avvertiva come un sentimento di unitarietà, di congiunzione con il mondo esteriore: i processi che si svolgevano nel mondo esterno, nel cosmo erano collegati con la sua interiorità. Egli sentiva il cambiare dei ritmi cosmici così come fuori, anche dentro di sè; presentiva l’arrivo del temporale, del terremoto, percepiva in modo vivo l’alternarsi delle stagioni, le fasi lunari, così come oggi avviene ancora negli animali.
Era come immerso e unito con l’essere totale del mondo e non separato come ora, tanto da avvertire ogni mutamento esteriore agire dentro di sè. Si potrebbe dire che le forze della natura agivano e influivano in lui in modo più diretto, perchè egli era strutturato in modo da accoglierle in sè.
Ciò accadeva perchè egli era nella sua struttura occulta diverso da ora, e soprattutto non era autocosciente come ora: le influenze planetarie, stellari e atmosferiche lo trascinavano ora in quella o ora in quell’altra esperienza, come guidandolo istintivamente.
Si può dire che ogni fatto o fenomeno che accadeva all’esterno si ripercuoteva come eco anche dentro la sua anima, per il fatto che fra il fuori del mondo e il dentro della sua pelle non vi era un limite preciso. Gli animali sono ancora in questo stadio: ciò che noi chiamiamo “istinto” è in realtà la dimostrazione dell’influenza dell’unitarietà, della connessione che esiste ancora fra il mondo animale e il mondo cosmico.
Nell’antichità più remota gli uomini appena incarnati, si sentivano non singoli individui, ma organi, strumenti facenti parte dell’universo.
Mentre la cosmologia attuale misconosce la relazione di unitarietà fra una vita animica cosmica Una intessuta con la singola vita animica umana, l’antico sentiva l’agire diretto di sè, per chiaroveggenza spontanea, delle entità spirituali agenti in ogni cosa del mondo esterno.

L’antico avvertiva che il suo pensare, il suo sentire e il suo volere erano la manifestazione del suo corpo astrale: sapeva che tale corpo astrale non era solo racchiuso entro la sua organizzazione fisica, ma che esso era agente e abitante dell’universo.

La possibilità che esista una cosmologia esatta e vera, ossia la rinascita di una perceizone dell’armonia delle sfere, può sorgere solo se si riacquisisce una conoscenza dell’uomo astrale; l’uomo deve divenire capace di percepire tramite il suo corpo astrale i processi planetari, stellari, cosmici.


La religione di oggi è ateistica.
La religione è divenuta solo una questione interiore dell’anima.
Ogni contenuto o professione di fede esistente oggi, proviene da una conoscenza veggente del passato nella quale è andata perduta la conoscenza stessa, tramutatasi in assiomi, regole e dogmi.
Ogni fede è reminescenza di un antico contenuto di conoscenza veggente, promanante dall’esperienza intuitiva dell’io che fu degli antichi.
Ogni teologia è divenuta sempre più una specie di teologia storica, nella quale si accolgono solo antiche idee sul regno divino ricavate dalla saggezza di veggenti, profeti. Non vi è esperienza, ma conoscenza acquisita a mezzo di terzi.

Ciò che una volta veniva vissuto come un’unione piena con il divino che compentra il tutto, è divenuta una speranza di potersi unire nel buio della propria anima con un Dio personale, che buono e compassionevole scusa per ogni malefatta, che aiuta ad autoaffermarsi, sopratutto diverso da quello della bibbia e da quello degli altri.
“Non avrai altro dio all’infuori di te.”
Non si crede più ad un Dio che dimora in ogni essere, ma piuttosto ad un Dio individuale che dimora singolarmente dentro il singolo uomo. Si crede più al divino nell’uomo che al divino nell’universo.

IL LEMURICO E LA RELIGIONE
Egli, guardando veggentemente oltre il proprio corpo fisico, l’eterico e l’astrale, arrivava a percepire il suo proprio io come ente appartenente al mondo divino, che non scendeva nella materia; anelava ad una ricongiunzione tra la sua anima e quell’essere dimorante al di là dei mondi fisico, eterico e astrale.
L’antico sapeva che, prima d’incarnarsi così come dopo la sua morte, egli era unito al suo io, quindi anche con il mondo divino: tutta la sua vita terrena era protesa, tramite atti cultici, preghiere e sacrifici, verso una riunione con ciò che aveva momentaneamente perduto.
La parola “religione” deriva infatti dal termine “religo”, ricongiungere.
Difatti occultamente, si può parlare di vera percezione reale di contatto con il divino solo se si perviene a sperimentare il proprio io. Incontrando l’io, si incontra il Dio nell’uomo.

Oggi soltanto pochi sentono con importanza e forza che si deve tendere verso una visione, una veggenza dello Spirito dietro la percezione del mondo sensibile. Da questa facoltà tornerà a risorgere una forza, una forza creativa.

La scienza deve divenire un conoscere che afferra in concetti il soprasensibile, l’arte un vedere soprasensibile, la religione uno sperimentare il soprasensibile.

Attraverso un’indagine antroposofica, dovrà risultare:
1- una moderna scienza poggiante su una conoscenza estratta tramute l’uso del corpo eterico;
2- un’arte e una cosmologia armoniosa mediante l’utilizzo del corpo astrale;
3- una nuova religione tramite una percezione a mezzo dell’io umano.
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